Gestione degli sprechi alimentari

La gestione degli sprechi alimentari è lasciata, dalla maggior parte dei governi, a leggi standard di tutela alimentare, che frenano numerose aziende della filiera alimentare dal donare i loro cibi per questioni legate alla sicurezza del consumatore, insieme agli alti rischi in cui può incorrere colui che dona cibi potenzialmente non sicuri. Per questo motivo la maggior parte dei supermercati europei getta via il cibo scaduto, poiché l’invenduto non può essere (o è comunque burocraticamente impossibile) dato a terzi a titolo gratuito in forma di beneficienza.

In molti paesi le associazioni pagano dei “pro-forma” ossia pagano comunque i materiali che vengono di fatto venduti sotto costo: il problema è legato alla gestione finanziaria di questa transazione, che spesso rende agli enti donanti più conveniente buttare il cibo piuttosto che donarlo.

I paesi dell’unione però si stanno mobilitando. Il nostro paese è tra i primi a dare l’esempio, seguendo a ruota la Francia.

Nella Gazzetta Ufficiale n. 202 del 30 agosto 2016 è stata pubblicata la Legge n. 166 (approvata il 19 agosto 2016): “Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi“.

Le disposizioni sono entrate in vigore il 14 settembre 2016.

La legge è finalizzata a favorire, a fini di solidarietà sociale, il recupero e la donazione di beni alimentari, farmaceutici e altri prodotti in favore di soggetti che operano senza scopo di lucro. La normativa prevede la semplificazione burocratica per la donazione, mantenendo ciò che è stato previsto nella legge di stabilità del 2016, ossia un innalzamento da 5 a 10 mila euro il limite di costo per l’esonero della comunicazione preventiva delle cessioni gratuite.

 

La legge discerne spreco e eccedenza alimentare e li definisce:
• “Spreco alimentare” l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare ancora consumabili, pertanto destinabili al consumo e che sarebbero destinati a essere smaltiti come rifiuti;
• “Eccedenze alimentari” i prodotti alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza, rimangono invenduti per varie cause (motivi commerciali/estetici, prodotti aventi scadenza ravvicinata, etc).

 

Il fine della legge è ridurre lo spreco alimentare sfruttando l’eccedenza alimentare prima che venga scartata. La legge dunque definisce un “termine minimo di conservazione”, ossia una data fino alla quale il prodotto mantiene le sue proprietà specifiche (oltre la quale è considerato a rischio), che è differente rispetto alla data di scadenza, e l’eccedenza alimentare può essere destinata quindi alle associazioni no-profit invece che diventare spreco alimentare. Per alcuni prodotti, previa integrità dell’imballaggio ed idonee condizioni di conservazione, le eccedenze alimentari possono comunque essere donate. La legge, infatti, obbliga sia chi dona il prodotto, sia le organizzazioni che lo distribuiscono, per quanto di rispettiva competenza, ad assicurare un corretto stato di conservazione, trasporto, deposito per un utilizzo sicuro.

Le cessioni gratuite di eccedenze alimentari da parte degli operatori del settore alimentare devono essere destinate in via prioritaria al consumo degli indigenti, tramite una donazione a enti no-profit, mentre le eccedenze non più idonee al consumo possono essere cedute per il sostegno vitale di animali e per altre destinazioni, come il compostaggio. La cessione riguarda anche la panificazione, i cui prodotti finiti possono essere donati a soggetti che poi li distribuiscono agli indigenti entro le ventiquattro ore successive alla produzione.

La legge prevede anche che il Ministero della Salute potrà emanare linee guida per gli enti gestori di mense scolastiche, aziendali, ospedaliere, sociali e di comunità, al fine di prevenire e, comunque, ridurre lo spreco connesso alla somministrazione degli alimenti.

Sono infine previsti benefici fiscali per chi cede a titolo gratuito prodotti alimentari a indigenti: i Comuni possono applicare una riduzione della TARI proporzionata alla quantità, debitamente certificata, dei beni e dei prodotti ritirati dalla vendita e oggetto della donazione.

La situazione in Italia

L’Italia è il secondo Paese europeo a dotarsi di una normativa di questo tipo, dopo che la Francia a febbraio 2016 ha approvato una legge contro gli sprechi. Il modello francese, però, è incentrato sul sanzionamento (sono previste multe fino a 75.000€ e detenzione fino a due anni per i soggetti che si rifiutano a cedere gratuitamente le eccedenze alimentari per gli indigenti), a differenza di questo modello che cerca di premiare ed incentivare il comportamento virtuoso piuttosto che punirne uno meno etico.

Per i cittadini cambieranno le regole: appena le regioni ridisegneranno la burocrazia che supporta le donazioni alimentari, sarà dunque possibile per chi possiede un’attività nel settore alimentare o farmacia (gli alleggerimenti burocratici toccano anche il settore dell’abbigliamento) donare più facilmente e ricevere benefici a livello fiscale.

 

I regolamenti alla base dei benefit fiscali sono:

• Sconto sulla TARI (TAssa RIfiuti);
• Sconto basato sulla (e proporzionale alla) quantità di cibo donato;
• Regolamento più preciso in materia di tracciabilità e sicurezza della donazione.;

 

Le regioni avranno anche il compito di promuovere questi comportamenti responsabili, in tutti i campi alimentari.
Insieme all’uscita della legge il governo ha esortato gli enti più vicini al territorio a fornire al settore ristorazione dei contenitori riutilizzabili in materiale riciclabile per portare a casa i propri avanzi continuando a ridurre gli sprechi alimentari.

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