Per isola di calore si intende, in climatologia e meteorologia, un fenomeno che denota un microclima più caldo all’interno delle aree urbane cittadine, rispetto alle circostanti zone periferiche e rurali.

Indicata anche come UHI, dall’acronimo inglese Urban Heat Island, occorre nelle aree metropolitane e consiste in un significativo aumento della temperatura nell’ambito urbano rispetto alla periferia della città e, soprattutto, alle aree rurali circostanti.

Perchè si formano le isole di calore?

Questo maggiore accumulo di calore è determinato da una serie di motivazioni che interagiscono tra loro, ed insieme aumentano i livelli di temperatura all’interno delle zone urbane.
Alcune di queste motivazioni sono:

  1. Diffusa cementificazione (in asfalto e cemento prevale l’assorbimento della radiazione solare rispetto alla riflessione);
  2. Prevalenza delle superfici asfaltate rispetto alle aree verdi;
  3. Emissioni degli autoveicoli;
  4. Emissioni degli impianti industriali;
  5. Emissioni dei sistemi di riscaldamento e condizionamento di edifici ad uso domestico, commerciale o simili;
  6. Impossibilità del vento di fluire liberamente e raffreddare la temperatura dovuta a barriere architettoniche (su questo punto i livelli d’intensità eolica possono essere inferiori fino al 30%, riducendo così il ricircolo di aria al suolo e il relativo effetto refrigerante soprattutto durante la stagione estiva);
  7. Rapporto tra superfici orizzontali e verticali più basso in città che nelle zone rurali (ciò inibisce la dispersione di calore tramite irraggiamento termico);

A livello generale, questi effetti sono direttamente proporzionali all’estensione dell’area urbana, infatti a seconda della popolazione e della grandezza della città, le temperature possono essere mediamente superiori tra i 0,5 e i 3 °C. Questo aumento è registrato durante tutti i periodi dell’anno dunque un clima meno rigido d’inverno, e un clima decisamente più caldo d’estate.

L’effetto dell’isola di calore è collegato direttamente al riscaldamento globale, in base al quale ci si aspetta che l’aumento della temperatura media avrà un effetto consistente e immediato sulle condizioni di vita negli ambiti urbani, peggiorando in particolare le condizioni delle fasce più deboli della popolazione.

Per difendere la salute e la qualità della vita nelle città questo fenomeno deve, quindi, essere adeguatamente rappresentato con l’obiettivo di poter definire misure di mitigazione ed essere gestito in maniera appropriata nell’ambito degli strumenti di pianificazione a disposizione degli amministratori locali.

Chiaramente ora che il fenomeno è conosciuto, molte amministrazioni cercano di progettare i centri urbani bilanciando in maniera consona gli spazi verdi in proporzione alle superfici cementificate: come già accennato, gli spazi verdi tendono ad assorbire meno calore, quindi a mantenere una temperatura più bassa.

Purtroppo nelle nostre città costruite negli anni, questa accortezza non è stata applicata. Va anche evidenziato come la maggior parte dei centri urbani italiani ha storia antichissima, quindi nasce e si sviluppa molto prima del concepimento dello studio ambientale o della valutazione degli impatti di costruzioni e materiali, della cementificazione ad esempio, a lungo termine.

L’unione europea cerca di contrastare questo fenomeno che però è difficile da eradicare dalla concezione di sviluppo e di crescita di un paese o anche solo di un comune. La cementificazione continua ad essere un problema in tutta Europa: nella nostra unione ogni anno oltre 1,000 chilometri quadrati vengono sfruttati per le attività umane e dunque cementati, mentre la quantità di aree che subisce il processo inverso è esigua.

In Italia esistono diversi movimenti che cercano di frenare la cementificazione e invertirne il processo (si pensi ad un famoso programma tv satirico che “smaschera” e denuncia gli abusi edilizi e le cementificazioni) e i cittadini fanno sempre il primo passo.

Possibili soluzioni

Per contrastare la cementificazione e i suoi effetti sono stati sviluppati anche cementi di colorazioni più chiare, oltre che studi su bioasfalti e su possibili strade con pannelli solari incorporati.

Un’altra soluzione per attenuare il problema sono i “tetti verdi”. Per tetti verdi s’intende l’installazione di giardini sui tetti di case, palazzi e ogni edificio nelle zone urbane. Questo diminuirebbe l’assorbimento di calore da parte dei tetti degli edifici urbani. Può essere applicata anche su superfici verticali, utilizzando dei rivestimenti particolari che sfruttano particolari tipi di muschi che possono crescere tranquillamente in verticale. Inoltre è possibile prendere visione di diversi progetti esistenti di case che cercano di sfruttare al massimo le loro potenzialità “verdi”: un esempio è la cosiddetta casa albero di Torino, recentemente replicata anche nel milanese.

Esiste anche una soluzione più semplice e meno difficile da manutenere: la tecnlogia di copertura cool-roof. I Cool Roof sistemi di copertura in grado di riflettere la radiazione solare in percentuale fino al 75–80% e quindi mantenere “fresche” le superfici esposte al sole.
Le loro caratteristiche sono:

  • Elevata capacità di riflessione della radiazione solare;
  • Elevata remissività termica;
  • Durevolezza delle proprietà nel tempo;
  • Bassissima tendenza a variazioni di colore in seguito a depositi e sporco.

Per riassumere le migliori soluzioni sono:

1. Riduzione e contrasto della cementificazione
2. Lastricatura stradale permeabile e chiara
3. Alberature stradali
4. Tecnologia di copertura tipo cool-roof (utilizzo di particolari tecniche di costruzione e rivestimento del tetto, basate sul colore bianco)
5. Facciate e superfici verticali chiare
6. Superfici verticali e orizzontali verdi (prati o piante)

Giorgia Biglia

Giorgia Biglia

Ansiosa e frenetica, amo scrivere e amo cercare nuove idee e soluzioni per provare ad amalgamare al meglio la nostra società con la natura che ci circonda.

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