mobilita sostenibile

Cambio di mentalità

Nelle vostre città avete notato che ci sono sempre più biciclette in mezzo al traffico congestionato, sempre più mezzi di trasporto alternativi come moderni monopattini o i nuovi segway e sempre più persone che utilizzano autobus e metropolitana?

Se risponderete di sì a questa domanda vi sarete resi conto del cambio di mentalità in atto in questi anni per quanto riguarda i mezzi di locomozione. Se risponderete di no, o non siete dei buoni osservatori, o dovete fare qualcosa anche voi per migliorare la mobilità sostenibile del posto in cui vivete!

E’ indiscutibile, infatti, che i costi legati ad un automobile di proprietà (carburante, bollo, assicurazione, manodopera, ecc.) siano sempre meno sostenibili e che gli automobilisti siano sempre più stufi di passare intere ore all’interno della propria macchina perché nel tragitto lavoro-casa c’è quotidianamente una coda infinita.

Cos’è la mobilità sostenibile?

Secondo un recente studio dell’’Osservatorio del gruppo Unipol, ricavato da dati raccolti durante tutto l’anno 2016 e ottenuti mediante l’esame delle black box (scatole nere) installate sulle nostre auto, gli italiani trascorrono in media 1 ora e 29 minuti al giorno in automobile.

E’ per questi motivi che il termine mobilità sostenibile è entrato di diritto tra le espressioni più citate in questo periodo di rivoluzione ambientale; con questo termine si indicano tutte le modalità di spostamento (e in generale un sistema di mobilità urbana) in grado di diminuire gli impatti ambientali sociali ed economici generati dai veicoli privati.

Spesso non ce ne rendiamo conto, ma oltre ai dannosissimi effetti noti che incidono sulla nostra salute come l’inquinamento atmosferico e le emissioni di gas serra, i nostri mezzi di locomozione causano:

  • Inquinamento acustico: soprattutto nelle grandi città, è fastidioso abitare in zone ad alta densità di traffico e se in più ci si mettono anche i clacson…;
  • Aumento dell’incidentalità: più macchine vuol dire più congestione stradale che porta inevitabilmente all’aumento del numero di incidenti;
  • Degrado delle aree urbane: il consumo del territorio causato dalla realizzazione di strade e infrastrutture colpisce in particolar modo lo spazio disponibile per i pedoni.

Queste esternalità hanno un costo sociale che grava su tutta la popolazione. Possono essere rimosse soltanto con una adeguata regolamentazione e mediante un’intervento pubblico.

Ad esempio in Italia è stata introdotta una normativa, promossa dal Ministero dei Trasporti, denominata “Decreto Interministeriale Mobilità Sostenibile nelle Aree Urbane”  nel 1998.

Nonostante sulla carta venisse presentata molto bene, e gli interventi riparatori fossero multipli ed effettivamente interessanti, la normativa non ha ancora riscontrato il successo che servirebbe ad instaurare nella società un nuovo concetto sulla mobilità; probabilmente l’inefficace scambio di informazioni e responsabilità tra Stato ed amministrazioni locali è stato uno dei fattori chiave di questo insuccesso.

 

Soluzioni possibili

I principali interventi descritti nella normativa, sono ancora in fase di sperimentazione, in quanto ci vuole molto tempo per valutare gli effetti di un cambiamento graduale nella modalità di spostamento delle persone:

  • Trasporto pubblico locale: i comuni spingono da sempre per l’utilizzo di questa risorsa, perché riduce il livello di automobili sul territorio e può far entrare nelle casse delle amministrazioni un discreto gruzzoletto. Dotando i grandi corsi di corsie preferenziali inoltre, si crea un sistema scorrevole per i mezzi pubblici. Spesso però le risorse non sono sufficienti per garantire un servizio sufficientemente adeguato alle richieste della gente;
  • Piste ciclabili: città come Amsterdam dimostrano come questa scelta sia praticabile e a basso costo. Non è però adatta ovunque, ma soltanto nelle città pianeggianti o con bassi dislivelli. L’aumento del numero di utenti che prediligono la bicicletta rispetto all’auto è in continuo aumento;
  • Zone a traffico limitato: evitano la congestione del traffico nel centro città, ma causano ingorghi su tutto il perimetro. La città di Londra, invece, ha introdotto un sistema alternativo, per il quale tutte le automobili in entrata nella città devono effettuare il pagamento di un ticket apposito (pedaggio urbano);
  • Parcheggi a pagamento: dato l’alto valore delle tariffe, scoraggiano gli automobilisti che vogliono prendere la macchina per spostarsi sul luogo di lavoro. Tende ad aumentare i costi dell’auto privata, ma allo stesso tempo facilità la sosta per brevi archi di tempo. In Italia però, è comune vedere strade che hanno dei parcheggi all’aperto con strisce blu completamenti vuoti e qualche a qualche chilometro di distanza, vetture parcheggiate nei modi più caratteristici nei parcheggi gratuiti;
  • Car sharing: è una delle ultime misure sperimentate. Si basa sul principio dell’auto privata per uso collettivo; l’automobile è noleggiata per poche ore presso le apposite società e riconsegnata al termine del suo utilizzo;
  • Car pooling: è un servizio non ancora comune nelle nostre città, ma è una modalità di trasporto che non necessita per forza di un intermediario tra autista e passeggeri. In questo caso l’automobile è di proprietà di un privato che la mette a disposizione per compiere tragitti casa-lavoro insieme ad altre persone, spesso conoscenti o colleghi, con la stessa esigenza di orario e di percorso;
  • Mobility Manager: è una figura che è stata introdotta con la normativa ed ha la funzione di analizzare le esigenze di mobilità dei dipendenti delle aziende pubbliche e private, agevolare il car-pooling e sincronizzare gli orari lavorativi con quelli del trasporto pubblico. I mobility manager partecipano a riunioni e incontri con le amministrazioni locali per migliorare la viabilità e il trasporto. Il problema è che la nomina di un mobility manager nelle aziende private è soltanto facoltativa (e quindi rappresenta un costo aggiuntivo facilmente azzerabile), nel settore pubblico viene considerato inutile (a mio avviso ingiustamente) e pertanto la norma è rimasta incompleta;
  • Blocco del Traffico: è una misura di emergenza per ridurre il traffico urbano e le emissioni inquinanti. L’intervento mira a vietare l’uso dell’automobile per far provare forme di mobilità alternative e più sostenibili. Il blocco del traffico può essere parziale o totale e inoltre a targhe alterne o in base alla tipologia del veicolo. Non risolve il problema.

Come visto le idee ci sono, ma bisogna metterle in pratica creando una sinergia tra territorio e amministrazione pubblica. Il concetto base per una società che si sposta in maniera da non deturpare l’ambiente in cui essa stesse vive è la presa di coscienza. Se ognuno di noi si rendesse conto di quali effetti causa la sua auto, sarebbe più facile diffondere il progetto di una mobilità sostenibile.

Anche l’Unione Europea sta cercando di fare la propria parte, tramite interventi politici e finanziamenti. La funzionalità dei sistemi di trasporto pubblici è alla base degli impegni della UE. Un importante cambiamento, che secondo me rivoluzionerebbe il mondo dei trasporti di gruppo, consisterebbe nel creare una rete di trasporti efficienti e veloci, in modo da facilitare e invogliare le persone che vivono fuori città a spostarsi in maniera energeticamente efficiente.

Usare più mezzi di trasporto efficientemente connessi per raggiungere il luogo desiderato (ad esempio metro + bike sharing o treno + autobus), farebbe di sicuro aumentare il rendimento degli stessi, risultando un grande passo avanti sia per le aziende che per i clienti.

 

auto combustibili rinnovabiliNon tutti vogliono rinunciare all’auto!

Gli italiani hanno deciso di prendere altre strade per ridurre le emissioni di gas inquinanti e le uscite dal proprio portafoglio, ma soprattutto per non dover rinunciare all’uso della propria vettura, poiché purtroppo, questa fa parte di uno stile di vita consolidato nelle società capitalistiche.

Nel campo delle auto a combustibili alternativi (gpl, metano, ma anche elettriche), si è riscontrato un discreto aumento delle vendite di automobili nuove ed usate. Sono sempre di più anche gli impianti gpl aggiunti a posteriori.

Non si può dire però che in termini di prestazioni siano equivalenti ai motori a benzina ma è ovvio che l’utilizzo in larga scala di tali combustibili porterà allo studio e alla progettazione di nuovi sistemi in grado di sfruttare al massimo la loro potenzialità in modo tale da poter competere con i sistemi che attualmente equipaggiano i nostri mezzi.

Il futuro potrebbero essere le macchine elettriche e il punto di congiunzione tra quest’ultime e le attuali che si vedono sulle nostre strade sono le auto ibride; sebbene possano risolvere i problemi dovuti all’emissione di sostanze nocive, oggi risultano essere molto difficili da implementare, le batterie di cui sono dotati hanno capacità limitata e costi elevati e per questo oggi vengono utilizzati solo su piccoli veicoli che devono affrontare brevi tragitti.

La paura dei potenziali clienti è che a breve verranno soppiantate nel mercato automobilistico.

Un’altra interessante alternativa sperimentale riguarda i bio-combustibili, candidati per il futuro ad essere la prima alternativa al petrolio. Hanno infatti il vantaggio di essere pienamente compatibili con la tecnologia motoristica attuale e quindi anche con le stazioni di rifornimento già esistenti.

Non manca anche in questo caso l’inconveniente, in quanto le coltivazioni di bio-combustibili necessitano di suolo fertile per la loro crescita e perciò il terreno dedicato all’agricoltura risulterebbe sempre meno vasto.

L’ultimo carburante che voglio citare è l’idrogeno in quanto è un elemento che ha energicamente molte potenzialità. Il progetto denominato Energiepark, realizzato nei pressi di Mainz (Germania) consiste nello stoccaggio energetico dell’idrogeno, realizzato tramite elettrolisi dell’acqua, che si divide in ossigeno e appunto idrogeno, processo alimentato grazie all’energia elettrica proveniente da un vicino parco eolico.

L’idrogeno viene quindi accumulato, inserito in delle apposite bombole e trasportato alle stazioni di servizio adibite per ricaricare i veicoli di passaggio. La conservazione ha però attualmente costi alti, ed esistono delle preoccupazioni sulla sicurezza del trasporto e sull’esplosività di questo elemento.

 

Altri mezzi di locomozione da considerare

A parte le auto alimentate con combustibili diversi da quelli che conosciamo, quali sono gli altri mezzi di locomozione che possiamo utilizzare sia su distanze brevi che medio lunghe, per non impattare in maniera negativa sull’ambiente circostante?

In alcuni paesi come il Bangladesh e la Thailandia, il mezzo di trasporto più caratteristico è il risciò a pedali, nei paesi più nordici si avvalgono dell’aiuto dei Siberian Husky per trainare delle apposite slitte e in Africa settentrionale si utilizzano tutt’ora i cammelli per spostarsi nel deserto.

Ma noi viviamo in un mondo più civilizzato, dove le strade asfaltate la fanno da padrone, bisogna ingegnarsi per trovare un qualcosa che ti permetta di spostarti in sicurezza e nel minor tempo possibile!

Ecco perché, in nostro soccorso, sono arrivate delle nuove tecnologie, principalmente veicoli elettrici, che se alimentati da impianti a fonte rinnovabile, risultano totalmente “carbon free” e cioè non emettono alcun tipo di emissione dannosa.

Ad esempio, già da qualche anno, circolano per le nostre strade dei postini su delle vetture particolari, chiamate Free Duck. Sono quadricicli leggeri a trazione elettrica, particolarmente indicati per il recapito in centri urbani a traffico limitato e in centri storici con strade strette o chiuse al traffico.

Nate dal progetto “Green Post”, promosso dall’Unione Europea per diminuire l’impatto ambientale dei mezzi di recapito nel quadro del programma “Intelligent Energy for Europe”, sono apprezzate sia dai portalettere che dalla popolazione perché portano in dote molteplici benefici, tra cui la riduzione dei consumi di carburante, minori consumi energetici e basso impatto acustico.

Potrebbero benissimo essere usate anche per il trasporto privato, essendo anche esteticamente più attraenti rispetto alle macchinine 50cc. La Germania, sempre all’avanguardia rispetto alle tematiche ambientali, sta cercando di sviluppare un sistema di trasporto che offra i vari pregi degli attuali mezzi pubblici senza però avere le problematiche che ne derivano.

Da questa esigenza nasce l’Auto Tram, una tipologia di trasporto ecologico al 100%. La peculiarità di questo mezzo di trasporto innovativo consiste nella ricarica della batteria del mezzo elettrico, che, ogni qualvolta si fermerà per far salire o scendere dei passeggeri, verrà ricaricato con una scossa da 700 volt.

La batteria dell’Auto Tram ha infatti una bassa autonomia, limitata solamente a 1,2 km. Il design realizzato dagli ingegneri tedeschi è accattivante, futuristico e inoltre riduce al minimo l’attrito dell’aria, consentendo un consumo di energia per la trazione elettrica ancor minore.

segwayPer gli spostamenti relativamente brevi, sta diventando sempre più famoso ed apprezzato, oltre che negli Stati Uniti anche in Europa, il cosiddetto Segway: è un dispositivo di trasporto personale a trazione elettrica, che sfrutta un’innovativa combinazione di informatica, elettronica e meccanica.

In pratica può essere descritto come una sorta di monopattino intelligente in grado di partire, fermarsi e fare retromarcia, con semplici movimenti del corpo del passeggero-guidatore.

Le curve invece possono essere effettuate con l’ausilio di una manopola posta sul lato sinistro del manubrio. Il suo funzionamento può essere paragonato ad “una estensione del corpo: come un partner in un ballo è capace di anticipare ogni mossa”.

Per farlo utilizza un sistema di controllo in retroazione, dotato di sensori di rotazione giroscopici allo stato solido (MEMS). Il segway pesa circa 38 kg e riesce a raggiungere una velocità di 20 km/h con 40 km di autonomia, ma il suo prezzo risulta ancora molto salato: dai 3000 dollari in su in base al modello.

L’ultima tecnologia che voglio esporvi, che ho provato e ammirato tantissimo, è la bicicletta a pedalata assistita. Non sarà più una grande novità, ma la ritengo un mezzo di trasporto in grado di coprire distanze anche medio-lunghe, in quanto ci sono modelli che arrivano a velocità di 60 km/h, che ti danno l’ebrezza della classica bicicletta, però faticando molto meno.

Parlando di biciclette classiche, è molto recente la sensazionale statistica proveniente da Copenaghen: nella capitale danese ci sono attualmente più bici che automobili!

Lo storico sorpasso, avvenuto nel 2015 ma i cui risultati si apprendono solo ora, avviene con un distacco anche rilevante: 265.700 bici a fronte delle 252.600 automobili in circolazione! Tutto questo grazie alle 35.080 bici in più presenti sul territorio rispetto al 2014 e che hanno permesso questo scavalcamento epocale.

Nel 2015 peraltro il traffico delle bici è aumentato del 15 per cento e quello delle auto è diminuito dell’1 per cento. Negli ultimi venti anni il traffico a due ruote è cresciuto del 68 per cento.

Tutto questo è stato reso possibile grazie ad investimenti statali per oltre un miliardo di corone danesi (90 milioni di euro) in infrastrutture, che hanno anche portato alla costruzione di due ponti riservati alle due ruote in punti cardine della città.

L’obiettivo delle autorità locali ora è quello di togliere completamente le auto dal cuore della città e portare al 50 per cento la percentuale delle persone che ogni giorno si trasferiscono in bicicletta nel centro dai dintorni entro il 2025 (ora sono il 41 per cento).

Per fare ciò servono risorse e interventi concreti, rendendo disponibile al cittadino una rete di trasporti locali ben collegata, mezzi di trasporto accoglienti e sempre in orario.

Oltre all’estensione della metropolitana prevista entro il 2019, è stato lanciato un progetto per potenziare le piste ciclabilientro il 2020: in 12 giorni oltre 10 mila persone hanno risposto al questionario del comune in cui si chiedevano indicazioni sui percorsi più accidentati o congestionati. E’ palese come il divario che c’è tra nord e sud Europa sia radicato nell’opposta mentalità delle persone.

Dati incoraggianti in questa direzione arrivano anche da Londra, dove, soprattutto grazie al Road Pricing (pedaggio urbano) che obbliga il pagamento del ticket a tutte le automobili che vogliono entrare nella città, il gap fra bici e auto in circolazione si va assottigliando.

Il numero di auto che entra in città nell’ora di punta al mattino è crollato da 86 mila a 64 mila fra il 2004 e il 2014, e il numero di bici salito da 14 mila a 36 mila. In direzione opposta, purtroppo c’è Pechino, città orientale che per decenni è stato considerata il luogo per eccellenza dove girare in bicicletta, mentre attualmente il loro utilizzo è crollato dal 60 al 17 per cento fra il 1986 e il 2010.

 

La situazione in Italia

In Italia, fortunatamente, non restiamo a guardare. Sempre parlando di biciclette, sul lago di Garda non vedono l’ora che sia pronta la nuova pista ciclabile che collegherà Capo Reamol  con la zona sud di Limone sul Garda,per una lunghezza finale di 6 km.

E’ stata definita dagli addetti ai lavori “la più bella pista ciclabile d’europa” perché potrà contare su panorami mozzafiato a cui si aggiunge l’eccitazione di essere a pochi centimetri dal lago più grande d’Italia.

Quella in corso di realizzazione sul Garda si preannuncia come un progetto dall’elevato potenziale turistico/naturalistico e verrà tradotto in opera dalla ATT di Salò. Migliorare la mobilità a pedali renderà il lago ancora più apprezzato da coloro che intendono farci una gita in bici.

Nell’arco della “Settimana europea della mobilità” svoltasi a settembre 2016, con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sul risparmio economico e sulle opportunità di crescita offerte dalla mobilità sostenibile, il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti ha annunciato che il Governo, per promuovere la mobilità sostenibile, concentrerà i suoi sforzi sul percorso casa-scuola e casa-lavoro, sulla ciclabilità e sulla mobilità elettrica. Ad esempio per incoraggiare i pendolari e gli studenti a usare mezzi ecologici per recarsi al lavoro e a scuola, sono stati stanziati 25 milioni di euro.

Alle piste ciclabili sono andati fondi per 90 milioni di euro, mentre per le colonnine di ricarica elettriche e per lo svecchiamento del parco dei mezzi pubblici, i fondi a disposizione ammontano a 50 milioni di euro.

Il traguardo finale sarà raggiunto se si spingerà i cittadini a lasciare l’auto privata in garage spostandosi in bici, a piedi o con i mezzi pubblici per ridurre le emissioni di gas serra, migliorare la qualità della vita in città e godere dei benefici per la salute dell’esercizio fisico.

bike cafèUno studio della Commissione Europea ha rivelato che il traffico ogni anno causa una riduzione dell’1% del PIL europeo. Decongestionare il traffico urbano garantirebbe risparmi per 100 miliardi di euro all’anno, a cui vanno ad aggiungersi gli 80 miliardi di euro tagliati sulla spesa sanitaria grazie allo stile di vita più attivo dei cittadini. Anche l’economia locale beneficia della mobilità sostenibile.

I ciclisti, i pedoni e i passeggeri che usano i mezzi pubblici tendono a fermarsi di più nei ristoranti e nei negozi. La spesa dei ciclisti in Europa ammonta a 150 miliardi di euro all’anno e garantisce 650 mila posti di lavoro. Il trasporto pubblico in tutta l’Unione Europea 28 dà lavoro a ben due milioni di persone.

Insomma abbiamo sviscerato da capo a coda tutto quello che riguarda la mobilità, in modo che la stessa non risulti dannosa per l’ambiente, per la nostra salute e ci spinga ad avere un po più di coscienza civica nei riguardi di ciò che ci circonda.

Quindi come andrete a scuola o sul posto di lavoro domani mattina?

Lascerete da parte auto o motorino e deciderete di utilizzare i mezzi pubblici o la bici?

 

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