ecoturismo oceania

L’Oceania

L’Oceania è vista da chi non ci abita, come un luogo ancestrale, misterioso, che aspetta di essere scoperto.

E’ sicuramente una parte del pianeta esotica, distante dagli altri continenti, ed è proprio per questo che brulica di natura incontaminata, vi si trovano animali come il canguro e il koala che vivono solamente li, e ci sono piante e arbusti unici nel loro genere.

L’Oceania non è solo Australia e Nuova Zelanda, altre macroregioni interessantissime dal punto di vista turistico fanno parte del continente:

  • Papua Nuova Guinea: presenta folte distese di foresta pluviale tropicale, scenari verdi e lussureggianti, ma anche culture culture variegate. Una destinazione avventurosa e raramente visitata, e dove le autorità locali consigliano di stare sempre all’erta.
  • Polinesia: nessun altro luogo è in grado di evocare immagini paradisiache quanto la Polinesia. Le sbalorditive isole sparpagliate per migliaia di chilometri nel sud del Pacifico, sono uno dei luoghi più ambiti al mondo per il relax che assicurano. Di questo arcipelago fa parte anche la Polinesia Francese, che amministra un gruppo di isole chiamate Isole della Società, tra le quali figurano Tahiti e Bora Bora. Anche le isole Cook, che devono il loro nome all’esploratore britannico James Cook, considerato lo scopritore di diverse isole del Pacifico nella seconda metà del ‘700, sono sotto la giurisdizione polinesiana. Le isole Samoa e Tonga invece, sono conosciute per aver dato i natali a diversi importanti giocatori di rugby.
  • Melanesia: strettamente legata alle tradizioni etnico-culturali della vicina Papua Nuova Guinea (spesso considerata appartenente alla Melanesia). Le Fiji sono senza dubbio le isole più visitate. Le isole Salomone invece hanno il fascino dell’ambiente primordiale che da secoli ha incantato viaggiatori desiderosi di scoprire i rari paradisi terrestri rimasti intonsi in quella parte del mondo.
  • Micronesia: le minuscole isole della Micronesia si trovano a nord dell’equatore e sono meno impattate dal turismo di massa rispetto agli altri gruppi di isole. Palau è la meta ideale per chi è alla ricerca di una destinazione lontana dal caos della civiltà.

Le caratteristiche

Elemento determinante per il clima è la distribuzione delle terre emerse rispetto all’Oceano, poiché i contrasti termici più forti si hanno nelle regioni dell’interno australiano a clima continentale, il quale è caratterizzato da una forte escursione termica annua e da scarse precipitazioni.

Gran parte delle isole, comprese nella regione intertropicale, hanno un clima uniforme con temperature mitigate dai venti (monsoni, alisei, brezze) e cospicue precipitazioni.

La Nuova Zelanda e le coste dell’Australia sud-orientale hanno invece un clima temperato.

Dal punto di vista etnografico, l’Oceania è un vero mosaico di razze, fra quelle più primitive, spiccano gli aborigeni australiani, la cui maggioranza vive ai margini delle città, mentre un numero consistente vive in insediamenti in remote aree dell’Australia rurale.

Il furto e la distruzione dei territori ancestrali hanno avuto su di loro un impatto sociale e fisico devastante. Nelle regioni interne della Nuova Guinea vivono anche i pigmoidi e comunità appartenenti alla razza papuasica. L’Oceania è anche il continente meno popolato al mondo.

Sebbene le superfici emerse facciano dell’Oceania il continente più piccolo del mondo, ci sono molte possibilità di sfruttare le bellezze presenti per fare delle ottime esperienze.

Considerando il fatto che in Australia e in Nuova Zelanda, ma soprattutto nelle isole minori, il patrimonio naturale è in buona parte selvaggio, o comunque non sottomesso alle infrastrutture umane, c’è bisogno di un turismo consapevole e non invasivo per mantenere inalterata la vastità di flora e fauna.

 

Esempi di ecoturismo

Abbiamo scelto 3 mete, le più diverse possibili per clima, posizione geografica e attività da svolgere, ma sempre in linea con i principi di un turismo eco compatibile.

 

Ecoturismo oceania: nuova zelandaAlla scoperta della Nuova Zelanda

Sicuramente tutta la Nuova Zelanda e adatta all’ecoturismo in quanto è assolutamente una terra incontaminata! All’interno dell’isola del nord, si estende per un tratto di terra la penisola di Coromandel.

Qui è possibile affrontare un road trip attraverso tutta la penisola e ne vale sicuramente la pena. Non si può non andare almeno un pomeriggio all’hot water beach, una spiaggia che deve il suo nome alla caratteristica di trovarsi su una bolla geotermica, che permette ai bagnanti, in coincidenza con le maree, di scavare buche nella sabbia che diventano improvvisi centri termali di acqua calda.

Durante il vostro percorso non potete non imbattervi nel Karangahake Gorge, un fiume sulle cui rive si può affrontare un viaggio in bici. Davvero stupendo!

Degno di nota è anche il maestoso Cathedral Cove, un imponente arco calcareo che si impone sul territorio circostante. Al nord è presente un’isola chiamata Waiheke: è conosciuta prevalentemente per la sua fama culinaria favorita dal perfetto clima del luogo, grazie ai suoi vini pregiati e all’olio di elevatissima qualità.

L’isola del sud in particolare offre scenari davvero mozzafiato ed è ancora più incontaminata di quella del nord. Il parco Abel Tasman è assolutamente mozzafiato; si affaccia sul Mare della Tasmania dove l’acqua è color smeraldo, al posto dei pesci tropicali vi si trovano delle foche e la sabbia è del colore dell’oro.
I ghiacciai, in ogni stagione ma soprattutto in estate, sono una meta molto ambita. Il ghiacciaio Franz Josef è l’unico che scende dalle Alpi meridionali fino a meno di 300 m sul livello del mare, in mezzo alla vegetazione della foresta pluviale temperata. Uno spettacolo imperdibile.

Insomma ce n’è per tutti i gusti, la scelta ricadrà in ogni caso su un luogo puro e pieno di sorprese.

 

Tasmania, l’isola verde per antonomasia

Bob Brown, leader ecologista della Tasmania e ora portavoce del Green Party nel Parlamento Federale di Canberra ha dato una definizione molto dettagliata di un nuovo termine inglese: “Wilderness significa una vasta area vergine, incontaminata, dove un individuo può immergere i sensi nella natura, libero dalle distrazioni della tecnologia moderna. E’ soprattutto un ambiente per scoprire un nuovo tipo di ego: migliore di ciò che esiste nel mondo di tutti i giorni“.

Ora, la wilderness è patrimonio dell’Unesco, riconoscimento che ha permesso al territorio di non subire i soprusi delle multinazionali dell’energia che avrebbero voluto costruire un enorme centrale idroelettrica sul Franklin River, l’ultimo grande fiume incontaminato del Paese. Un biglietto da visita di tutto rispetto, e soprattutto molto invitante per una ecoturista.

Le cime delle colline, coperte da un’intricata foresta, d’autunno appaiono avvolte nella foschia; formano così un ondulato tappeto grigio-verde di un’incredibile maestosità. Da qua, il paesaggio della Tasmania precipita improvvisamente in profonde depressioni, spesso scavate da fiumi movimentati da spettacolari salti d’acqua.

Ad altezze maggiori si possono osservare montagne innevate che torreggiano fra laghi alpini e altopiani, circondate dal susseguirsi di dolci colline ricoperte di boschi che s’ingialliscono d’autunno e fioriscono in primavera.

Se non volete perdervi un posto unico al mondo, dovete poi andare nell’isola di Maatsuyker, perché li vi si trova il faro più meridionale dell’Australia, l’ultimo governato dall’uomo, perché ospita anche una stazione meteorologica; una base dove tre uomini vivono di fronte al nulla che li separa dall’Antartide, per cogliere i vari umori del tempo.

A proposito, gli ampi spazi della Tasmania la rendono adatta a chi vuole passare del tempo in completa solitudine.

 

kakadu national parkKakadu National Park e Arnhem land

Nella più remota riserva aborigena, nella parte settentrionale dell’isola australiana, si trova un parco unico dove si avvistano animali unici come il coccodrillo d’acqua salata.

E’ anche un paradiso per gli appassionati di ornitologia poiché è possibile avvistare più di 280 specie diverse di uccelli. La totalità delle guide è di origine aborigena, camminano per la riserva a piedi nudi, incuranti di gole profonde e sentieri pietrosi, andando alla continua ricerca di rari e antichi graffiti del popolo autoctono.

Alcuni esperti del mestiere, affermano che questo potrebbe essere stato uno dei primi posti in cui l’uomo inizio a disegnare delle pitture rupestri. E’ questa un’occasione unica per entrare in contatto con persone di una cultura molto diversa dalla nostra, ma piena di storia e di interesse.

La sommità del parco è rappresentata da un’alta montagna, dalla cui cima lo sguardo può spaziare su un paesaggio verde interrotto regolarmente da rilievi di pietra rossastra e da un vasto billabong, uno stagno blu in cui nuotano decine di pellicani, ma anche garzette e ibis.

All’interno invece, la comunità di aborigeni Kunwinjku ha trovato nuove motivazioni in un Art Centre dove decine di pittori traspongono su carta i sogni che i loro antenati hanno raffigurato per millenni su corteccia: uomini, tartarughe, rettili e marsupiali disegnati con ocre tenui e figure allungate.

Kakadu divenne famoso nel 1986, quando Peter Faiman vi girò Crocodile Dundee, il film che, tra paludi infestate da coccodrilli e paesaggi selvaggi, portò nel mondo lo stereotipo del bushman australiano: la faccia cotta dal sole, grezzo, chiacchierone, spaccone e gran bevitore.

Nella stagione delle piogge, da gennaio a marzo, s’inondano ampie aree e la boscaglia brulica d’animali, ma non è proprio la stagione giusta per visitare Kakadu.

All’inizio della stagione secca, in maggio e giugno, nei billabong fioriscono ninfee e altre piante acquatiche, che mostrano ciò che di più bello la natura lacustre può offrire.

Allora, siete pronti a preparare le valigie, o meglio a mettervi lo zaino in spalla, per affrontare un’avventura in quello dei 3 luoghi che ho descritto e che vi ispira di più?

 

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