Gruppo di Livorno

CRONACHE MARZIANE DALLA DISCARICA DI LIMONCINO

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Venerdì 27 agosto è iniziata la protesta del Comitato dei residenti di Limoncino per la decisione di realizzare la mega discarica presso la cava del monte La Poggia.
La zona è ormai “off limits” ed è presidiata dai carabinieri
Circa un centinaio di residenti e pochissimi altri cittadini presenti hanno manifestato con sitin e raccolta firme. Nessun amministratore presente, nessun rappresentante politico di nessun partito politico “ufficiale”.
Gli abitanti hanno confermato di ignorare, fino alla denuncia fatta da “il Tirreno” pochi giorni fa, la situazione in essere e di sentirsi completamente scavalcati dall’accordo sinergico fra Comune, Provincia, soggetto attuatore (Bel.ma – Bellabarba/Maffei, società proprietaria del terreno e che si occuperà pure della gestione dell’impianto) e Confindustria. E forse la regia “occulta” (neppure troppo) è proprio di quest’ultima. Basti pensare alle ripetute dichiarazioni rilasciate sui quotidiani locali che evidenziano la necessità di simili impianti per “i costi esorbitanti sopportati dal sistema industriale per
la raccolta e lo smaltimento che incidono gravemente sul consolidamento e lo sviluppo delle industrie presenti sul territorio”.

Del resto, sullo stesso dossier preparato dal Comune e della Provincia di Livorno per la Conferenza Stampa del 26 agosto e realizzato per giustificare la realizzazione e per rasserenare gli animi dopo le impreviste (!!!) reazioni a seguito della diffusione della notizia, subito in prima pagina appare chiaro
quanto le scelte e le decisioni del governo locale siano condizionate dai diktat della Confindustria: si fa riferimento ad un articolo del 17 giugno 2008 apparso su “il Tirreno” dove l’Assemblea di Confindustria lanciava l’allarme sui rifiuti speciali e sul fatto che solo il 55 % di questi rifiuti finisce fuori regione con problemi di costi e sicurezza. Detto fatto e subito gli enti locali presentavano l’iniziativa di realizzare l’impianto di smaltimento di Limoncino.
E fra gli ultimi mesi del 2008 e i primi del 2009 arrivano le varie autorizzazioni ed atti dirigenziali. Il 2 luglio 2008 il proponente (la Società Bellabarba) dava l’annuncio sui quotidiani “La Repubblica” e “il Tirreno” e il 7 luglio invitava la cittadinanza ad una presentazione pubblica del progetto
alla quale partecipò solo il tecnico dell’amministrazione comunale!
La questione non è mai passata dai consigli democraticamente eletti – né il consiglio comunale né quello provinciale – visto che la normativa permette di fatto di procedere con atti dirigenziali.
E i nostri amministratori non hanno certo voluto invertire la rotta che ormai da tempo ha decisamente sbilanciato i poteri decisionali verso l’esecutivo, a scapito degli elementi di democrazia e di partecipazione, forti di una maggioranza “blindata” che, a parte qualche sporadico “mal di pancia”, non è al momento minata e che ancora crede ciecamente in un modello di sviluppo e di società insostenibile a tutti i livelli, consolidando il “sistema Livorno”.

La discarica, che adesso ha un aspetto da anfiteatro “lunare”, dovrà essere in grado di ricevere 450 tonnellate di rifiuti al giorno, circa 135.000 all’anno e in sette anni accoglierà 900.000 tonnellate di rifiuti che saranno ammassati per 27 metri partendo da quota 160 metri per arrivare a 187 metri sul livello del mare). L’ 80 % di questa cifra complessiva arriveranno da Livorno e provincia, il resto dalla Toscana. Confermando, anche con questa scelta, il piano di fare di Livorno (come auspicato pure dal neo governatore Rossi) sempre più un polo energetico come se già adesso non fosse un concentrato di industrie obsolete ed inquinanti (sui cui pesano come macigni le realizzazioni di un rigassificatore, di centrali a biomasse ecc.).

Insomma, un’operazione simile a quella recente per le biomasse. Scelte e decisioni calate dall’alto, autorizzate con atti dirigenziali senza alcuna informativa e passaggi mediati presso i consigli. Tantomeno presso i cittadini e i residenti, sempre più trattati come gli ultimi destinatari del governo del
territorio.

Tutto questo senza entrare nel merito della nocività dei rifiuti che saranno depositati nella discarica e sui quali abbiamo sentito in questi giorni dire tutto e il contrario di tutto. Le dichiarazioni dei vari protagonisti “istituzionali” e della proprietà sono un esempio di comunicazione equivoca e contraddittoria: nel giro di un paio di giorni c’è chi ha sostenuto che non arriveranno rifiuti dal porto, chi ha dicharato che arriveranno pure materiali dal porto (come non pensare ai fanghi tossici ricavati dalla banchina in porto lato scolmatore) salvo poi subito dopo rassicurare che entreranno in discarica
solo dopo essere stati bonificati , e chi con disinvoltura ha ammesso che il percolato sarà smaltito nelle fogne bianche!
Legittimo nutrire sospetti e dubbi, anche perchè la lista “ufficiale” dei rifiuti ammessi in discarica è piuttosto lunga ed incluisva: terre provenienti da siti inquinanti, carbone, bitumi, scarti delle acciaierie, delle centrali termiche, delle industrie metallurgiche, ceneri di inceneritori…

Una annotazione non proprio al margine: negli accordi presi con le istituzioni la società che gestirà la discarica ha accettato di smaltire gratuitamente circa 200 tonnellate l’anno di rifiuti abbandonati nelle strade per un corrispettivo economico che ora grava per 800.000 euro l’anno sul bilancio comunale. Peccato che mentre da una parte si permette che una nuova discarica venga gestita interamente da un privato, dall’altra né la Provincia né il Comune (proprietario di Aamps al 100 %) abbiano pensato che fosse opportuno inserire una piccola partecipazione dell’Aamps all’interno della gestione della discarica. E sicuramente, a fronte di una riduzione di lavoro e quindi di un risparmio sulle spese sostenute, nessuno starà pensando di ridurre l’esosa TIA…

Insomma, tanti elementi che dovrebbero rappresentare l’ennesimo ammonimento per “svegliare” gli animi dei livornesi e coinvolgerli nel mantenere alta l’attenzione e la tensione verso i “beni comuni” della città sempre più esposti a rischio dalla pratica quotidiana di governo del territorio.
E forse anche da qui, da Limoncino, parte l’ennesima sfida all’intera città: sconfinare il problema ad oggi circoscritto solo ai residenti della zona e coinvolgere tutto il resto della cittadinanza e dei movimenti. La salute, la democrazia e la gestione dei beni comuni devono riguardare tutti, nessuno
escluso!

Stefano Romboli
Cittadini Ecologisti

1 Commento a “CRONACHE MARZIANE DALLA DISCARICA DI LIMONCINO”

  1. E’ compito delle associazioni ambientaliste e di tutti i cittadini interessati nella cosa pubblica, sia per vicinanza che per senso civico, controllare i meccanismi di riempimento della cava. Auspico che tutti i documenti di trasporto e di conferimento saranno accessibili e verificabili dopo le richieste di accesso agli atti.
    Inoltre vanno chieste le autorizzazioni per i rifiuti a cui la cava è aperta, e verificate le caratteristiche. Credo che sia necessaria un’ AIA, sigla di Autorizzazione Integrata Ambientale, una direttiva UE in vigore “anche” in Italia. Ciao